Nautical Review 

In oltre venticinque anni di attività mi è capitato di entrare in cantieri nel pieno della loro crescita e di tornarci qualche anno dopo trovando i cancelli chiusi. Ogni volta ho pensato che il danno più grande non fosse economico, ma umano. Perché quando un cantiere scompare, insieme ai macchinari si disperde un patrimonio di esperienza che nessun bilancio riuscirà mai a quantificare.”

Breva: dal Lago di Como soffia oggi anche in Sardegna

Ci sono storie che nascono quasi per caso. Questa è una di quelle.

La mia storia con Breva Marine non è iniziata in un salone nautico o durante una prova stampa, ma in Sardegna, a Capo Coda Cavallo, davanti al mare cristallino  del diving Blu Infinito, durante una chiacchierata con Martino Braghieri, un amico che conosco da oltre quindici anni.

Martino ha sempre lavorato nel mondo del diving. Dopo anni di lavoro stagionale e poche certezze per il futuro, aveva deciso di avviare una nuova attività imprenditoriale dedicata al charter nautico e alle escursioni giornaliere nell’Area Marina Protetta di Tavolara e giu sino al golfo di Orosei. Un bando della Regione Sardegna gli offriva l’opportunità di trasformare quel progetto in realtà.

Quel giorno mi mostrò il preventivo di un gommone di costruzione slovena, con origini progettuali cinesi, e mi chiese un parere.

«Cranchi, secondo te può andare?»

La mia risposta fu immediata.

«Il problema non è comprare un gommone. Il problema è scegliere il gommone giusto, quello che ti accompagnerà ogni giorno nel lavoro e che dovrà garantire sicurezza ai tuoi clienti.»

Martino aveva bisogno di un battello di circa otto metri, robusto, affidabile, con costi di gestione contenuti e capace di trasportare una decina di passeggeri in totale sicurezza.

Rientrato a casa, iniziai a fare quello che faccio da oltre trent’anni nel settore della nautica: cercare, confrontare e valutare.

Tra i tanti marchi comparve un nome che non conoscevo: Breva Marine.

La sede era a Grezzago, in provincia di Milano.

La cosa mi incuriosì subito. Grezzago dista appena una decina di minuti da casa mia. Visitai il sito del cantiere, osservai i primi modelli e decisi di inviare una semplice e-mail per capire chi ci fosse dietro quel progetto.

Non cercavo un preventivo. Cercavo persone.

Poche ore dopo ricevetti la risposta di Andrea Aiello, responsabile commerciale del cantiere. Da quella e-mail nacque una telefonata e, poco dopo, un invito a visitare la sede di Grezzago.

Nel capannone trovai due prototipi del Breva 800: uno motorizzato con un Mercury Verado V8 da 300 CV e l’altro con una coppia di Yamaha da 200 CV.

La mia attenzione si fermò subito sulla versione con il singolo motore. Per l’utilizzo che ne avrebbe fatto Martino, il 300 cavalli rappresentava la soluzione ideale.

Ma la vera sorpresa fu un’altra.

Pur essendo un cantiere appena nato, la qualità costruttiva era già evidente. Le finiture erano curate, gli impianti ordinati, i tubolari rifiniti con precisione e la carena trasmetteva immediatamente la sensazione di essere stata progettata da persone che conoscevano il mare.

Anche la componentistica era di primo livello: elettronica, accessori e ferramenta provenivano da marchi affermati. Nulla lasciava pensare a un prodotto improvvisato.

Ricordo di aver pensato: «Questi hanno le idee molto chiare.»

Salutai Andrea promettendogli che ci saremmo risentiti dopo aver parlato con Martino.

C’era però un ostacolo non indifferente.

Il Breva 800 era un battello di fascia premium, mentre il budget previsto dal contributo regionale era decisamente inferiore al costo dell’imbarcazione.

Fu allora che mi tornò utile l’esperienza maturata in tanti anni nella vendita di imbarcazioni.

Pensai che forse era possibile creare un’opportunità per entrambi.

Da una parte c’era un cantiere appena nato che aveva bisogno di far conoscere il proprio marchio. Dall’altra un professionista che avrebbe utilizzato quel gommone ogni giorno in uno dei luoghi più belli e frequentati del Mediterraneo.

La Sardegna rappresentava una vetrina straordinaria.

Proposi quindi di cercare un punto d’incontro che potesse soddisfare entrambe le parti.

Da quel momento la trattativa proseguì direttamente tra Martino Braghieri e Breva Marine. Io feci semplicemente da tramite, senza chiedere alcuna provvigione o compenso. La mia soddisfazione era vedere un amico realizzare il proprio progetto imprenditoriale e contribuire, nel mio piccolo, alla nascita di un nuovo marchio italiano.

Oggi, a distanza di tempo, posso dire che quella scelta si è rivelata vincente.

Martino svolge con successo la sua attività di charter nelle splendide acque della Sardegna e Breva Marine ha iniziato a costruire la propria reputazione nel panorama della nautica italiana.

A volte basta una conversazione tra amici, un pizzico di esperienza e la voglia di credere in un progetto per cambiare il corso degli eventi.

In fondo, anche i venti migliori iniziano sempre con una leggera brezza .

E quello che arrivò in Sardegna aveva un nome preciso: Breva.

Marine Surveyor – Consulente Tecnico Nautico 

Perché in Italia chiudono i cantieri navali, ma continuiamo a costruire gli yacht più belli del mondo?

Riflessioni di oltre venticinque anni trascorsi tra cantieri navali, perizie, armatori e professionisti della nautica.

Negli ultimi mesi ho seguito con particolare attenzione le vicende di alcuni importanti cantieri italiani. Come molti professionisti del settore, mi sono chiesto ancora una volta come sia possibile che aziende conosciute in tutto il mondo possano trovarsi improvvisamente in una crisi finanziaria così profonda.

È una domanda che mi accompagna da molti anni.

Da consulente tecnico e Marine Surveyor ho avuto la fortuna di conoscere da vicino cantieri, progettisti, armatori, broker, compagnie assicurative e fornitori. Ho visto nascere imbarcazioni straordinarie e ho visto anche capannoni chiudere nel giro di pochi giorni, lasciando senza lavoro centinaia di persone altamente specializzate.

Ogni volta la sensazione è la stessa.

Non fallisce soltanto un’azienda. Si perde un patrimonio di esperienza, di manualità e di conoscenze tecniche costruito in decenni.

La grande contraddizione italiana

L’Italia continua a essere uno dei principali punti di riferimento mondiali nella costruzione di yacht e superyacht.

I nostri progettisti, i nostri artigiani e le nostre maestranze sono apprezzati in tutto il mondo. Molti dei più prestigiosi armatori internazionali scelgono ancora oggi un cantiere italiano quando desiderano costruire un’imbarcazione unica.

Eppure, accanto a questa leadership industriale, la storia della nautica italiana è costellata da crisi societarie, ristrutturazioni, acquisizioni e chiusure.

È un apparente paradosso che merita una riflessione.

Un cantiere non produce automobili

Chi osserva il settore dall’esterno spesso immagina un cantiere navale come una normale azienda manifatturiera. In realtà costruire uno yacht significa realizzare ogni volta un prototipo.

Ogni commessa è diversa. Ogni armatore introduce modifiche.

Ogni variante può incidere su tempi, costi e margini economici. Da un punto di vista gestionale, pochi settori sono complessi quanto quello della nautica.

Per questo motivo ritengo che le competenze tecniche debbano sempre essere accompagnate da una gestione amministrativa e finanziaria estremamente rigorosa.

Le crisi non nascono in pochi mesi

Quando leggiamo di patrimoni netti pesantemente negativi o di perdite milionarie, siamo portati a pensare che tutto sia accaduto improvvisamente.

La mia esperienza mi porta invece a credere che una crisi di queste dimensioni sia quasi sempre il risultato di un processo che si sviluppa nel tempo.

Margini di commessa troppo ottimistici. Costi sottovalutati. Debiti cresciuti durante gli anni favorevoli.

Difficoltà nella gestione della liquidità.

Sono elementi che, se non affrontati tempestivamente, finiscono per sommarsi fino a diventare insostenibili.

Il vero patrimonio sono le persone

Quando un cantiere chiude, il danno economico è evidente. Quello meno visibile riguarda invece il capitale umano. Penso ai maestri d’ascia, ai falegnami specializzati, ai laminatori, agli impiantisti, ai progettisti, ai tecnici che hanno dedicato una vita alla costruzione di imbarcazioni.

Queste competenze non si acquistano sul mercato.

Richiedono anni di esperienza e rappresentano il vero valore della nautica italiana.

Quando si disperdono, ricostruirle è estremamente difficile.

Dove stiamo andando?

Negli anni Settanta e Ottanta il nostro Paese poteva contare su numerosi cantieri che producevano eccellenti imbarcazioni da crociera di dimensioni contenute.

Marchi come Del Pardo, Comar e molti altri hanno contribuito a diffondere la cultura della vela e ad avvicinare migliaia di persone al mare. Alcuni dei migliori progettisti come Vallicelli, Jean-Marie Finot, Alain Jézéquel e Germán Frers (soprannominato da alcuni il “Maradona della vela” perché Argentino).  Hanno creato piccoli gioielli che ancora oggi sono apprezzati da velisti di tutto il mondo. Penso al Comet 910, al Comet 28 con quei plexiglass sulla tuga fissi, che lo rendono immediatamente riconoscibile, o al GS 343, barca veramente unica per l’epoca.

Oggi il mercato è profondamente cambiato.

La costruzione dei superyacht rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, mentre la nautica destinata al grande pubblico è diventata sempre meno accessibile.

I costi di produzione sono aumentati, le normative sono più complesse e la tecnologia è cresciuta enormemente.

Tutto questo ha inevitabilmente modificato il mercato.

Una riflessione finale

Dopo oltre venticinque anni trascorsi nella nautica continuo a pensare che il nostro Paese possieda uno dei patrimoni di competenze più straordinari al mondo.

La vera sfida non è soltanto costruire gli yacht più belli.

La vera sfida è riuscire a preservare le aziende, le professionalità e il know-how che rendono possibile tutto questo.

Perché un cantiere navale non è soltanto un insieme di capannoni, macchinari e bilanci.

È un luogo dove convivono esperienza, passione, tradizione e innovazione.

Ed è proprio questo patrimonio che dovremmo impegnarci a conservare per le future generazioni.

Marco
Marine Surveyor – Consulente Tecnico Nautico 

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